La normativa antincendio sulle facciate esiste già
Prima di analizzare il nuovo documento è necessaria una precisazione.
In Italia esiste già una disciplina specifica per la sicurezza antincendio delle chiusure d'ambito degli edifici civili.
Il DM 30 marzo 2022, in vigore dal 7 luglio 2022, ha introdotto nel Codice di prevenzione incendi il capitolo V.13 – Chiusure d'ambito degli edifici civili.
La V.13 riguarda le chiusure d'ambito degli edifici civili sottoposti al Codice e comprende quindi anche le facciate.
La proposta qui analizzata non parte pertanto da zero.
Introduce però una disciplina specificamente dedicata alle facciate, molto più articolata nella classificazione degli edifici, nella definizione delle diverse tecnologie costruttive e nella relazione tra materiali, stratigrafia, cavità, compartimentazione e comportamento dell'intero sistema.
È proprio questo passaggio a renderla particolarmente interessante per chi si occupa di involucro edilizio.
Perché l'incendio di una facciata non è soltanto un problema di materiali
Uno degli aspetti più importanti del documento è il modo in cui viene affrontato il rischio.
La proposta individua diversi scenari di propagazione.
Un incendio può nascere all'interno dell'edificio, uscire attraverso porte o finestre e interessare la facciata raggiungendo i piani superiori.
Può nascere all'esterno, per esempio in presenza di veicoli, rifiuti o altri materiali combustibili posti vicino all'edificio.
Oppure può propagarsi all'interno dello stesso sistema di facciata, attraverso componenti combustibili o intercapedini.
Quest'ultimo fenomeno è particolarmente importante nelle facciate dotate di cavità o intercapedini ventilate.
La proposta richiama esplicitamente il cosiddetto effetto camino: all'interno di un'intercapedine la propagazione verticale può accelerare notevolmente e rimanere almeno in parte nascosta alla vista.
L'obiettivo dichiarato è quindi molto concreto: limitare la propagazione dell'incendio sulla facciata e prevenire, per ciascun piano a partire dal secondo, la propagazione verso i due piani immediatamente superiori prima dell'intervento delle squadre di soccorso.
Una nuova classificazione: altezza, uso, occupanti e posizione
Uno degli elementi più evidenti della proposta è il nuovo sistema di classificazione.
La V.13 vigente utilizza le classi SA, SB e SC, costruite considerando caratteristiche dell'edificio, quota dei piani, affollamento e profilo degli occupanti.
La nuova proposta utilizza invece più parametri distinti.
Altezza antincendio
Gli edifici vengono suddivisi in:
| Classe | Altezza antincendio |
|---|---|
| HA | h ≤ 12 m |
| HB | 12 m < h ≤ 18 m |
| HC | tutti gli altri casi |
Destinazione d'uso
La proposta distingue inoltre:
EA – residenziale;
EB – strutture sanitarie o dell'infanzia con particolari condizioni degli occupanti;
EC – alberghi e strutture ricettive;
ED – uffici e attività amministrative/professionali;
EE – attività commerciali;
EF – attività scolastiche;
EG – attività associative, sportive e ricreative e altre attività indicate dal documento.
Affollamento
Vengono definite quattro classi:
OA: fino a 300 occupanti;
OB: da oltre 300 a 500;
OC: da oltre 500 a 800;
OD: oltre 800 occupanti.
Posizione dell'edificio
Infine:
BA: ogni fronte della facciata ricade all'interno dei confini della proprietà;
BB: gli altri casi.
Questo parametro permette di considerare anche le possibili conseguenze della caduta di parti della facciata verso aree pubbliche, percorsi pedonali o infrastrutture.
Il risultato è importante anche dal punto di vista della prescrizione dei materiali.
“Questo isolante si può utilizzare?”
Potrebbe non essere possibile rispondere senza sapere su quale edificio, a quale altezza, con quale destinazione e all'interno di quale sistema di facciata verrà installato.
ETICS: il cappotto viene considerato esplicitamente come sistema
Per il settore dell'isolamento termico esterno questo è uno dei passaggi più interessanti.
La proposta definisce espressamente il sistema di isolamento termico per l'esterno, richiamando le denominazioni ETICS ed EIFS.
La definizione comprende:
isolante, collante e/o fissaggio meccanico, intonaco di base, rete di rinforzo, intonaco di finitura ed eventuale fondo o finitura decorativa.
Non stiamo quindi parlando semplicemente del pannello isolante.
Stiamo parlando della stratigrafia del sistema.
Il documento definisce inoltre facciata semplice combustibile la facciata non ventilata nella quale sia presente uno strato di isolamento non protetto oppure uno strato di supporto o rivestimento combustibile.
Tra gli esempi vengono indicate proprio le facciate semplici riqualificate mediante sistemi di isolamento termico per l'esterno.
Per chi progetta o commercializza un cappotto questo passaggio è fondamentale.
La domanda non può essere soltanto:
“Che classe di reazione al fuoco ha il pannello?”
Deve diventare:
“Quali prestazioni sono richieste al sistema e alla sua stratigrafia in questa specifica applicazione?”
EPS vietato? La risposta è no: la domanda è formulata male
È probabilmente una delle prime domande che nasceranno intorno alla proposta:
la nuova disciplina vieterebbe i cappotti in EPS?
Leggendo il documento, non è corretto ricavarne un generico divieto dell'EPS.
La proposta stabilisce requisiti differenti in funzione della destinazione d'uso, dell'altezza dell'edificio e della configurazione considerata.
Per alcune categorie i requisiti diventano però molto severi.
Per gli edifici con destinazione EA, EB ed EC e altezza antincendio HC, per esempio, la proposta prevede per i materiali che compongono le pareti esterne classi A2-s1,d0 o A1, fatte salve le specifiche esclusioni previste.
Per determinate configurazioni oltre i 18 metri la prescrizione viene estesa a tutti i materiali della stratigrafia della parete esterna.
È quindi molto più corretto parlare di limitazioni e requisiti legati alla specifica applicazione piuttosto che trasformare il documento in uno slogan del tipo “EPS vietato”.
Isolanti combustibili: requisiti specifici
La proposta dedica una tabella specifica ai materiali isolanti e di riempimento combustibili utilizzati nelle pareti esterne.
Per EA, EB ed EC classificati HB sono previste, nelle condizioni indicate, classi A2-s1,d0 o A1; per HC viene indicata A2-s1,d0 o A1.
Per ED, EE, EF ed EG le prescrizioni sono differenti e cambiano con la classe di altezza.
Un dettaglio tecnico merita particolare attenzione.
Quando una membrana impermeabilizzante, una barriera al vapore o un prodotto analogo è previsto a contatto con l'isolante, la classe di reazione al fuoco deve essere valutata con riferimento all'assieme costituito dall'isolante e dalla membrana o barriera al vapore.
È un esempio molto chiaro della logica generale del documento:
non basta conoscere il singolo componente; conta anche come viene utilizzato.
Facciate ventilate: cavità ed effetto camino diventano centrali
Nelle facciate ventilate la presenza dell'intercapedine introduce un rischio specifico.
La cavità può diventare una via preferenziale per la propagazione verticale del fuoco e dei fumi.
Per questo la proposta dedica ampio spazio alle barriere per cavità, o cavity barriers.
La loro funzione è sostanzialmente duplice:
suddividere le intercapedini e chiuderne i bordi.
Il documento stabilisce criteri per la loro disposizione e arriva, in determinate configurazioni, a prevedere l'interruzione dell'intercapedine in corrispondenza di ogni piano.
Le barriere devono inoltre garantire la loro funzione per almeno 30 minuti.
Per il progettista questo significa che la cavità non può essere considerata uno spazio neutro.
Dimensioni, continuità, materiali che vi si affacciano, aperture e sistemi di compartimentazione diventano elementi del progetto antincendio della facciata.
Fasce di separazione: non sono semplicemente “fasce nel cappotto”
La proposta disciplina anche le fasce di separazione in corrispondenza degli elementi di compartimentazione dell'edificio.
Per determinate categorie di edifici, nelle facciate semplici combustibili e nelle facciate continue devono essere realizzate fasce in corrispondenza della proiezione degli elementi di compartimentazione interna orizzontale e verticale.
Le fasce devono utilizzare materiali almeno A2-s1,d0 e possedere le caratteristiche di resistenza al fuoco indicate dal documento.
Anche la geometria viene definita.
Per la separazione orizzontale viene richiesto uno sviluppo verticale complessivo sulla facciata di almeno 1 metro.
In alternativa può essere realizzato, in corrispondenza del solaio di compartimentazione, un aggetto con sporgenza di almeno 60 centimetri.
La fascia verticale tra compartimenti deve invece avere uno sviluppo di almeno un metro, con requisiti ulteriori in presenza di particolari geometrie.
la sicurezza della facciata dipende dalla relazione tra involucro esterno e compartimentazione interna dell'edificio.
Rivestimenti metallici compositi: una delle disposizioni più nette
Tra le prescrizioni della proposta ce n'è una che merita particolare attenzione per il settore delle facciate ventilate e dei rivestimenti.
Il documento definisce specificamente i materiali metallici compositi, comprendendo anche il caso dei pannelli con strati metallici in alluminio, comunemente indicati con l'acronimo ACM quando ricorrono le caratteristiche indicate.
Successivamente stabilisce che:
è vietato l'impiego di materiali metallici compositi nello strato di rivestimento esterno delle pareti esterne degli edifici civili ricadenti nel campo di applicazione della proposta.
È una disposizione particolarmente significativa e, qualora venisse confermata nel testo definitivo, avrebbe conseguenze dirette sulla progettazione e sulla scelta di alcune tipologie di cladding.
Anche in questo caso è importante ricordare che stiamo analizzando una proposta, non una disposizione già vigente.
Prove d'incendio a larga scala: cosa c'è davvero di nuovo
Anche su questo punto è importante evitare un equivoco.
La possibilità di valutare sperimentalmente il comportamento al fuoco di un sistema di facciata non nasce con questa proposta.
La V.13 vigente già contempla soluzioni alternative e, con la lettera circolare n. 11051 del 2 agosto 2022, i Vigili del Fuoco hanno individuato metodi di prova riconosciuti in Stati dell'Unione europea utilizzabili per la valutazione sperimentale dei sistemi di facciata.
La circolare considera, tra gli altri aspetti, propagazione del fuoco sulla superficie e all'interno del sistema, caduta di parti e detriti in fiamme e sistemi che non soddisfano attraverso i singoli componenti le prestazioni prescritte.
La proposta compie però un ulteriore passo.
Introduce una tabella specifica che mette in relazione:
destinazione d'uso, altezza dell'edificio, posizione, numero di occupanti e tipologia del sistema di facciata.
E associa a queste condizioni requisiti di comportamento al fuoco indicati mediante i criteri:
LS – propagazione della fiamma
F2 – parti distaccate
nb – parti in fiamme
Nelle more di un sistema armonizzato europeo di classificazione, viene richiamato il metodo di prova DCPSTAE CF 1/26 EU.
La novità non è quindi semplicemente:
“adesso si prova la facciata intera”.
È più correttamente la costruzione di un quadro nel quale la prova del sistema completo viene collegata in maniera strutturata alle caratteristiche dell'edificio e della facciata.
Fotovoltaico e impianti tecnologici sulla facciata
Il documento prende in considerazione anche ciò che viene installato sulla facciata o nelle sue immediate vicinanze.
Sono espressamente richiamati, tra gli altri:
veicoli parcheggiati, contenitori di rifiuti, impianti di produzione o trasformazione dell'energia, fotovoltaico, impianti di produzione del calore e sistemi di condizionamento.
Quando questi elementi possono costituire una sorgente significativa di rischio, la proposta prevede che la porzione interessata della facciata venga circoscritta mediante specifiche fasce di protezione.
Per i sistemi fotovoltaici integrati nella facciata viene inoltre contemplata la possibilità di fare riferimento alla classificazione ottenuta mediante la prova del comportamento al fuoco prevista dal documento.
Cosa potrebbe cambiare concretamente per il mercato ETICS
Per produttori, progettisti, distributori e applicatori il messaggio più interessante della proposta è probabilmente questo:
diventa sempre più difficile separare il prodotto dal sistema e il sistema dall'edificio sul quale viene utilizzato.
Un pannello isolante non viene scelto nel vuoto.
Fa parte di una stratigrafia.
La stratigrafia fa parte di una facciata.
La facciata appartiene a un edificio con una determinata altezza, destinazione, affollamento e compartimentazione.
E tutto questo contribuisce alla valutazione del rischio di propagazione dell'incendio.
Per i produttori potrebbe diventare ancora più importante disporre di sistemi completi documentati, con configurazioni di posa, accessori e soluzioni antincendio chiaramente definite.
Per i progettisti aumenterebbe il peso della verifica dell'intera configurazione.
Per applicatori e imprese diventerebbe ancora più importante evitare sostituzioni arbitrarie di componenti rispetto al sistema progettato e documentato.
E anche per la distribuzione tecnica cambierebbe il tipo di consulenza richiesta.
Alla domanda del cliente:
“Mi serve un cappotto da 12 centimetri: cosa mi dai?”
potrebbe essere necessario rispondere prima con un'altra domanda:
“Su quale edificio?”
FAQ – Antincendio facciate, cappotti ETICS e nuova proposta VVF
La nuova norma VVF sulle facciate è già in vigore?
No. Il documento analizzato è una proposta di norme tecniche di prevenzione incendi per le facciate degli edifici ad uso civile, elaborata dal Gruppo di Lavoro istituito con decreto del Capo del CNVVF n. 1 del 4 gennaio 2024.
La disciplina vigente comprende invece il capitolo V.13 – Chiusure d'ambito degli edifici civili del Codice di prevenzione incendi, introdotto dal DM 30 marzo 2022.
È quindi importante distinguere tra normativa attualmente applicabile e contenuti della nuova proposta VVF.
La proposta VVF vieta i cappotti termici in EPS?
Non è corretto ricavare dal documento un divieto generalizzato dell'EPS in facciata.
La proposta differenzia le prestazioni richieste in funzione di diversi parametri: destinazione d'uso dell'edificio, altezza antincendio, affollamento, posizione e caratteristiche della facciata.
Per gli isolanti e i materiali di riempimento combustibili sono previste specifiche classi di reazione al fuoco. Per esempio, negli edifici EA, EB ed EC classificati HB e HC la Tabella 2 prevede A2-s1,d0 o A1, nelle condizioni e con le eccezioni indicate dalla stessa tabella.
La domanda corretta non è quindi semplicemente “l'EPS sarà vietato?”, ma: “In quale edificio, a quale altezza e all'interno di quale sistema di facciata deve essere utilizzato?”
Cosa potrebbe cambiare per i sistemi a cappotto ETICS?
La proposta tratta esplicitamente il sistema di isolamento termico per l'esterno come un insieme di prodotti: isolante, collante e/o fissaggio meccanico, intonaco di base, rete di rinforzo, intonaco di finitura ed eventuali fondi o finiture decorative.
Il documento richiama espressamente le denominazioni ETICS ed EIFS.
Inoltre, tra gli esempi di facciata semplice combustibile, vengono indicate le facciate semplici riqualificate con sistemi di isolamento termico per l'esterno.
Questo rafforza un principio importante: nella progettazione antincendio non è sufficiente considerare isolatamente la classe del pannello; occorre valutare la configurazione e i requisiti applicabili alla facciata.
Cosa cambia per le facciate sopra i 12 metri?
La proposta introduce tre classi di altezza antincendio:
HA: fino a 12 m;
HB: oltre 12 m e fino a 18 m;
HC: tutti i casi non compresi nelle precedenti categorie, quindi sostanzialmente oltre 18 m.
L'altezza, però, non determina da sola la prestazione richiesta. Deve essere combinata con destinazione d'uso, affollamento e posizione dell'edificio.
Di conseguenza, 12 e 18 metri diventano due soglie importanti, ma non possono essere utilizzate da sole per stabilire l'idoneità di un sistema.
Cosa prevede la proposta per gli edifici oltre 18 metri?
Per gli edifici EA, EB ed EC classificati HC, la proposta prescrive per i materiali che compongono le pareti esterne la classe A2-s1,d0 o A1, salvo le esclusioni espressamente previste.
La nota alla Tabella 1 precisa inoltre che, per le tipologie indicate con altezza antincendio superiore a 18 metri, la prescrizione si applica a tutti i materiali della stratigrafia della parete esterna.
È uno dei passaggi della proposta con maggiore potenziale impatto sulla progettazione dei sistemi di facciata.
La lana minerale diventa obbligatoria nei cappotti sopra i 18 metri?
Il documento analizzato non formula un generico obbligo di utilizzare lana minerale.
Stabilisce invece determinate prestazioni di reazione al fuoco dei materiali e dei sistemi in funzione della classificazione dell'edificio.
È una distinzione importante: una norma prestazionale stabilisce la prestazione richiesta; non va automaticamente trasformata nell'obbligo commerciale di utilizzare uno specifico materiale, salvo che il testo lo stabilisca espressamente.
Cosa significa la classe A2-s1,d0?
È una classificazione europea di reazione al fuoco.
In termini sintetici, A2 identifica prodotti con contributo all'incendio molto limitato; s1 riguarda una produzione di fumo contenuta secondo la classificazione prevista; d0 indica l'assenza, nelle condizioni della prova di classificazione, di gocce o particelle ardenti secondo il relativo criterio.
Nella proposta A2-s1,d0 compare ripetutamente come requisito per determinate superfici, materiali, isolanti e fasce di separazione.
Non va confusa con una classificazione di resistenza al fuoco come EI 30 o EI 60: reazione e resistenza al fuoco descrivono prestazioni differenti.
Cosa sono le cavity barriers o barriere per cavità?
Sono elementi inseriti nelle cavità o nelle intercapedini della facciata con lo scopo di chiuderne i bordi oppure suddividerle, limitando il passaggio e la propagazione di fumo e fiamme.
Sono particolarmente importanti nelle facciate ventilate perché l'intercapedine può favorire il cosiddetto effetto camino, accelerando la propagazione verticale dell'incendio.
La proposta richiede, nelle condizioni previste, barriere opportunamente dimensionate e installate e stabilisce che debbano garantire la propria funzione per almeno 30 minuti.
Le barriere antincendio devono essere inserite a ogni piano?
Non sempre.
La disposizione dipende dalla tipologia della facciata e dalle condizioni previste dalla proposta. Per le intercapedini/cavità estese a più piani, la Tabella 3 stabilisce limiti dimensionali e criteri di suddivisione; in alcune configurazioni viene prevista una barriera orizzontale a ogni piano.
Per le facciate ventilate sono poi previste ulteriori soluzioni specifiche nel paragrafo 7.2.
Cosa sono le fasce di separazione antincendio in facciata?
Sono porzioni della facciata progettate per limitare la propagazione dell'incendio in corrispondenza della proiezione sulla facciata degli elementi di compartimentazione dell'edificio.
La proposta richiede per queste fasce materiali almeno A2-s1,d0 e una classe di resistenza al fuoco almeno E 30-ef, oppure RE 30-ef quando portanti.
Per la fascia orizzontale è previsto uno sviluppo verticale complessivo di almeno 1 metro oppure, in alternativa, un aggetto di almeno 60 cm.
Le fasce tagliafuoco e le cavity barriers sono la stessa cosa?
No.
La proposta distingue le barriere per cavità, inserite all'interno delle cavità/intercapedini per limitarne la propagazione interna, dalle fasce di separazione realizzate sulla facciata in relazione alla compartimentazione dell'edificio.
Distingue inoltre questi elementi dai prodotti sigillanti resistenti al fuoco utilizzati, per esempio, nei giunti e negli attraversamenti.
La distinzione è importante anche in capitolato: prodotti diversi possono avere funzioni e prestazioni dichiarate differenti.
Cosa cambia per le facciate ventilate?
La proposta dedica alle facciate ventilate prescrizioni specifiche.
Le soluzioni dipendono, tra l'altro, dall'ispezionabilità dell'intercapedine e dal fatto che la pelle esterna sia aperta o chiusa. Sono previste combinazioni di barriere per cavità, setti di compartimentazione, griglie di ventilazione e requisiti di resistenza al fuoco delle pelli.
Il controllo della propagazione all'interno dell'intercapedine diventa quindi uno degli aspetti centrali della progettazione antincendio della facciata ventilata.
La proposta vieta i pannelli compositi in alluminio ACM?
Questo è uno dei punti più netti del documento.
La proposta stabilisce il divieto di impiego dei materiali metallici compositi nello strato di rivestimento esterno delle pareti esterne degli edifici civili ricadenti nel proprio campo di applicazione.
Nelle definizioni vengono indicati come materiali metallici compositi pannelli o fogli multistrato con determinate caratteristiche; viene inoltre richiamato l'acronimo ACM nel caso particolare in cui gli strati metallici siano di alluminio.
Anche in questo caso è essenziale ricordare che stiamo descrivendo quanto previsto dalla proposta, non annunciando un nuovo divieto già vigente sulla base di questo documento.
Quando sono previste prove d'incendio della facciata a larga scala?
Nei casi individuati dalla proposta, il sistema di facciata viene valutato mediante esposizione al fuoco a larga scala.
La Tabella 5 combina destinazione d'uso, altezza, posizione, numero di occupanti e tipologia di sistema di facciata e introduce tre criteri:
LS: propagazione della fiamma;
F2: parti distaccate;
nb: parti in fiamme.
La proposta richiama, nelle more di un sistema armonizzato europeo, il metodo DCPSTAE CF 1/26 EU.
Il ricorso alla valutazione sperimentale del comportamento della facciata non deve però essere raccontato come un concetto totalmente nuovo rispetto alla disciplina vigente: la novità interessante della proposta è soprattutto la sua strutturazione e integrazione esplicita nel quadro prestazionale descritto dal documento.
La prova a larga scala sostituisce la classificazione dei singoli materiali?
Non automaticamente.
La proposta contempla requisiti di reazione al fuoco dei componenti e, nei casi specificamente previsti, percorsi basati sul comportamento dell'intero sistema sottoposto a prova.
Al paragrafo 5 viene esplicitamente prevista, per determinate pareti esterne, la possibilità di rispettare le prescrizioni sui materiali oppure, in alternativa, soddisfare i criteri previsti dai metodi sperimentali indicati.
Occorre quindi leggere l'intero percorso applicabile alla specifica facciata, senza estrapolare un singolo requisito.
Il fotovoltaico installato in facciata viene considerato?
Sì.
La proposta definisce espressamente le facciate che integrano pannelli solari fotovoltaici e considera anche il rischio associato agli impianti tecnologici presenti sulla facciata.
Quando sulla facciata o in adiacenza sono presenti impianti di produzione o trasformazione dell'energia, tra cui il fotovoltaico, vengono previste fasce di protezione nelle condizioni indicate. Per i sistemi fotovoltaici integrati in facciata sottoposti alla prova prevista dal documento sono contemplate specifiche condizioni alternative.
Un ETICS con ETA e marcatura CE è automaticamente conforme alla proposta antincendio?
Non si può concludere questo dal solo possesso dell'ETA o della marcatura CE.
La proposta riconosce espressamente che per gli ETICS esistono EAD che consentono il rilascio dell'ETA e la marcatura CE su base volontaria.
Ma la progettazione antincendio prevista dal documento dipende anche dalla classificazione dell'edificio, dalla configurazione della facciata, dalle prestazioni richieste ai materiali, dalla presenza di cavità e compartimentazioni e, nei casi previsti, dal comportamento dell'intero sistema.
ETA, marcatura CE e verifica antincendio rispondono quindi a piani che non devono essere confusi.
Cosa dovrebbe fare oggi un progettista?
Poiché il documento analizzato è una proposta, non dovrebbe essere utilizzato come se fosse già una disposizione cogente.
È però un documento tecnicamente significativo per comprendere la possibile evoluzione dell'approccio VVF alla sicurezza delle facciate.
Per un progettista può quindi essere utile studiarlo oggi per valutare anticipatamente temi quali: stratigrafia completa della facciata, reazione al fuoco degli isolanti, cavità, barriere, compartimentazione, geometria delle fasce, sistemi ETICS, facciate ventilate e comportamento a larga scala.
La progettazione effettiva deve invece continuare a essere verificata rispetto alla normativa vigente applicabile al caso concreto.
Conclusioni: dal prodotto al sistema, dal sistema all'edificio
La lettura della proposta suggerisce una direzione abbastanza chiara.
Per molti anni il dibattito sull'antincendio delle facciate è stato spesso semplificato fino a ridursi alla domanda:
“Di che materiale è fatto l'isolante?”
È una domanda importante. Ma non è sufficiente.
Un isolante fa parte di una stratigrafia.
La stratigrafia fa parte di un sistema di facciata.
La facciata appartiene a un edificio.
E quell'edificio ha un'altezza, una destinazione d'uso, un numero e una tipologia di occupanti, una compartimentazione e una determinata relazione con lo spazio circostante.
La proposta dei Vigili del Fuoco mette insieme questi elementi con un livello di dettaglio molto elevato.
Per chi lavora con cappotti ETICS, facciate ventilate, isolanti e rivestimenti, la conseguenza culturale prima ancora che normativa è importante:
non basta più conoscere il prodotto. Bisogna conoscere l'applicazione.
Ed è probabilmente questa la domanda che sempre più spesso dovremmo fare prima di proporre un sistema:
“Su quale edificio dobbiamo utilizzarlo?”
Fonti e documenti di riferimento
- Documento oggetto dell'analisi: Norme tecniche di prevenzione incendi per le facciate degli edifici ad uso civile – Proposta elaborata dal GdL istituito con decreto del Capo del CNVVF n.1 del 04/01/2024. Collegamento alla copia pubblica del documento oggetto dell'articolo; non è una fonte normativa vigente.
- DM 30 marzo 2022 — Gazzetta Ufficiale, che introduce la V.13 sulle chiusure d'ambito degli edifici civili.
- DM 30 marzo 2022 e capitolo V.13 — Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco.
- Criteri di applicabilità e Lettera circolare VVF n. 11051 del 2 agosto 2022.